Domande esistenziali tra adolescenti

•31 gennaio 2011 • Lascia un commento

Ma tu, sei Truzza o sei Emo?

•31 dicembre 2009 • Lascia un commento

C’è forse qualcosa di più bello del cioccolato fuso?

Buoni propositi culinari

•27 luglio 2009 • 3 commenti

Nonostante la proverbiale parsimonia che io e mia madre usiamo verso i cibi che ci piacciono ma che sappiamo essere difficilmente reperibili, le ciambelline al vino e anice che la zia ha portato dall’Abruzzo stanno per finire.
Urge correre ai ripari e, grazie al cielo, ho scoperto che sono incredibilmente rapide a farsi. Mi appunto quindi la ricetta nell’attesa di reperire il vino e l’essenza di vaniglia (nella mia lista delle cose da acquistare da tempo immemore)

Ingredienti
1 bicchiere di vino bianco secco
1 bicchiere di olio d’oliva
1 bicchiere di zucchero
Farina q.b.
1 pugno di anice
extra: in alcune ricette ho trovato anche la vanillina (essenza di vaniglia nel mio caso, che quella roba chimica non la voglio) e una bustina di lievito.

Preparazione
lasciare i semi di anice in ammollo nel vino per circa un’ora, quindi unire vino, semi, olio e zucchero. A questi aggiungere farina “finché ne prende” (mi dicono poco più di mezzo chilo), impastare, formare dei salsicciotti di poco meno di un centimetro di diametro e quindi formare delle ciambelline.
Passare le ciambelline nello zucchero semolato da uno solo dei lati, disporle su una placca da forno (con il lato inzuccherato rivolto verso l’alto) e infornare a 180° finché non son cotte (in questo caso, finché non sono leggermente dorate, ovvero un tempo che può andare dai 15 minuti alla mezz’ora)


10 agosto 2009

Martedì scorso ho provato a preparare le ciambelline. Ho usato vino Nosiola, aggiunto alcune gocce di estratto di vaniglia e (nel dubbio se usare o meno il lievito) un cucchiaino di bicarbonato.
A parte un’iniziale difficoltà nel lavorare la pasta (che risulta piuttosto unta) e un tempo di cottura di 50 minuti invece della mezz’ora prevista, tutto è andato bene e in una sera sono riuscita a infornare tutte le ciambelline.

Che dire? alla prima apertura del forno ho capito da dove veniva il profumo del forno di Sant’Omero (TE) dove andavamo sempre a prendere il pane quando eravamo ospiti dalla zia. Strano come il profumo di questi biscotti mi abbia fatto pensare all’estate e al mare quasi quanto il caldo e il frinire delle cicale.
Per non parlare del sapore… perfette, anche se non bellissime.

ciambelline

ritornando da Rovereto immagini

•20 luglio 2009 • Lascia un commento

Sebbene non abbia partecipato con un mio portfolio, ho comunque deciso di seguire i due giorni della manifestazione Rovereto Immagini, almeno per assorbire quello che aveva da offrire. Devo ammettere che non mi fosse chiarissima la dinamica dell’evento da quel poco che avevo letto sul depliant informativo che avevo trovato in un negozio specializzato di Trento (se tre settimane fa non avessi sentito il bisogno imminente di andare a comprare una pellicola per il bianco e nero, probabilmente, non ne avrei saputo niente fino a tre giorni prima…). Ora ne scrivo quanto meno per non lasciar scappar via le idee e le informazioni che in questo week end ho colto.

Il nucleo di Rovereto Immagini è costituito dalla quinta delle nove tappe di Portfolio Italia, una selezione organizzata dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) basata sulla lettura dei Portfolio e giunta alla sesta edizione.
Attorno a questo concorso (anche se la definizione non calza a pennello, non ho saputo trovarne di meglio) si sono articolate alcune mostre dislocate per il centro storico della cittadina e alcune conferenze.

Le mostre fotografiche, tra Auditorium Melotti, centro storico e Sala Iras Baldessari, sono costituite da portfolio di vari autori con la scelta di temi più disparata. Tra tutti, direi che sia assolutamente da vedere se non altro per accrescere la propria cultura generale The Weegee Portfolio, senza dimenticare ovviamente tutte le altre sequenze utili sia per allenare occhio e mente alla lettura delle immagini, ma anche (soprattutto per una neofita come me) per farsi un’idea di come organizzare un proprio portfolio (quante volte sarò riuscita a ripeterlo, ora della fine? se qualcuno ha dei suggerimenti per dei sinonimi…).

Le conferenze, invece, mi hanno letteralmente aperto gli occhi verso un mdo diverso di concepire la fotografia, da un lato facendomelo apparirealla mia portata, dall’altro facendomi capire quanta strada abbia ancora da fare per raggiungere un livello quanto meno accettabile, non tanto in quanto a tecnica ma piuttosto per quanto riguarda forme e contenuti.
Con la Conferenza di Grazia Neri (in realtà esposta da una sua collaboratrice per motivi di salute, ma riportata passo passo) ho avuto un assaggio su come svolga il lavoro un’agenzia, si è parlato di diritti d’autore, di reportage, di vendita e vendibilità delle immagini, dei cambiamenti apportati dal diffondersi di internet e del digitale.
La seconda conferenza cui ho assistito Quale fotografia? era praticamente a tema libero ed anche qui i relatori, tra cui Fulvio Merlak (presidente della FIAF) e Maurizio Rebuzzini (storico, critico fotografico, editore e direttore di FOTOgraphia) hanno tirato fuori una valanga di tematiche, idee e concetti. Tra questi il problema della verità della fotografia con l’arrivo del digitale, i fotoracconti, il problema della riproducibilità e dell’ aura dell’opera d’arte, il 170° anniversario dell’invenzione della fotografia che sta passando praticamente inosservato e molto altro…
Su tutti, salverei il concetto di fotografia come medium per trasmettere la memoria delle emozioni e impressioni del fotografo di fronte ad un luogo o avvenimento, piuttosto che la semplice realtà della memoria.


A concludere un piccolo elenco di libri e link che ho portato a casa come suggerimenti

http://photo.grazianeri.com/ sito dell’agenzia di Grazia Neri, interessante soprattutto perchè permette di visualizzare fotografie dei vari autori di cui l’agenzia cura la distribuzione in Italia

http://docenti.unicatt.it/ pagina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, tramite la ricerca si può avere accesso all’aula virtuale del corso di storia della fotografia tenuto da Maurizio Rebuzzini, con le lezioni, la bibliografia e alcuni spunti di riflessione sulla fotografia e non solo.

FIAF sito della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche

Abelardo Morell sito di uno degli autori in mostra al Mart con Picturing New York

Leggere la fotografia, osservazione ed analisi delle immagini fotografiche, Augusto Pieroni, EdUP, 2006

Per una filosofia della fotografia, Vilélm Flusser, Bruno Mondadori, 2006

Lezione di fotografia. La natura delle fotografie, Stephen Shore, PHAIDON, 2009

Mart, ma quanto mi costi?

•10 luglio 2009 • 1 commento

Avrei dovuto scrivere qualcosa al riguardo già la settimana scorsa, ma a volte capita che mi dimentichi di avere un blog e ci vuole qualcuno che me lo ricordi (grazie V)…

Amo avere un museo del genere ad un quarto d’ora di treno da Trento e la possibilità di andarci a piacimento, almeno ipoteticamento. Perché, è inutile negarlo, tra viaggio in treno (3,00 € andata e ritorno, con lo sconto per chi possiede l’abbonamento al trasporto urbano di Trento), biglietto d’entrata (7,00 € la tariffa ridotta per studenti universitari) e qualcosina da mettere sotto i denti per non svenire durante la visita (prezzo variabile in base alle preferenze, facciamo altri 7,00 €) la spesa per una visita al Mart comincia a divenire leggermente impegnativa.
Mettiamo anche che la mostra (o le mostre) visitata sia risultata interessante e, in quanto tale, bisognosa di una seconda visita. Ecco, per una studentessa come me l’intera faccenda comincia a farsi economicamente impegnativa.

Fortuna vuole che un mesetto fa mi sia iscritta a Twitter e che tra i miei follow abbia inserito @mart_museum, in questo modo sono riuscita a scoprire della possibilità di abbonarsi alla Membership del Mart. In pratica un abbonamento annuale che permette di entrare gratuitamente al Mart (oltre che in alcuni altri musei d’Italia) e di avere anche degli sconti sugli acquisti nei relativi bookshop.
Per uno studente qesto pacchetto ha la cifra (quasi ridicola) di 20,00 €.

Per un attimo, lo ammetto, mi sono chiesta con un po’ di amarezza come mai abbia saputo di tutto questo tramite un canale che in Trentino (e in Italia in generale) è usato pochissimo, mentre altrove neppure se ne fa menzione.

Ad ogni modo, ora non avete più scuse per disertare le mostre del Mart.
Questo è il link con tutte le informazioni riguardo la Membership http://www.mart.trento.it/membership_list.jsp?ID_LINK=262&area=42

Ricomincio da zero

•30 maggio 2009 • Lascia un commento

Stamattina mi sono concessa un giro di ricognizione negli spazi del 4° Festival dell’Economia di Trento.
Salto a piè pari i possibili commenti e riflessioni (per riprenderli magari tra un paio di giorni, dopo aver lasciato marinare un po’ le idee) e segnalo subito lo stand di www.lavoce.info che ha approfittato del festival per mostrare anche le 20 migliori immagini partecipanti al concorso Ricomincio da zero, il Paese, la città, il cittadino nella crisi economica, oltre la crisi.
Azzeccatissimo il tema, a mio parere, che si inserisce alla perfezione nel contesto del festival e della situazione economica odierna più in generale dando contemporaneamente spazio alle chiavi di lettura più varie; bellissime le interpretazioni, sguardi da prospettive di volta in volta diverse e mai banali, date dai partecipanti.
Per chi non riuscisse a fare un salto a vedere le fotografie dal “vivo”, sono disponibili anche sul web (link)

quando non si riesce a prender sonno

•19 maggio 2009 • Lascia un commento

ovvero: cosa accade quando uno stesso cervello è costretto ad affrontare i corsi sia di informatica che di filologia.

giovedì pomeriggio, laboratorio di informatica umanistica:
-ma perché la gente scrive e aggiorna le voci di Wikipedia? cosa ci guadagnano?
-piuttosto: perché ci stiamo chiedendo cosa guadagnino, dando per scontato un tornaconto economico dietro ad ogni nostra azione?

quattro giorni dopo, alle 2 di notte (lo so, sono un po’ a scoppio ritardato…):
-un momento! ma prima dell’invenzione della stampa nessuno avrebbe mai pensato di scrivere per per soldi, figuriamoci mantenersi scrivendo…

San Bartolameo

•15 maggio 2009 • 1 commento

In vista della serata di presentazione di Jurka! ho deciso di cimentarmi per la prima volta con attenzione alla fotografia di architetture e paesaggi urbani.
Il soggetto è il quartiere di S. Batolameo a Trento. Nato negli anni Cinquanta del Novecento per soddisfare l’esigenza di nuovi alloggi per gli indigenti, il quartiere è stato allargato verso sud per soddisfare l’esigenza di nuovi alloggi per gli studenti dell’ateneo cittadino.
Non avevo mai praticato la zona se non in autobus o in macchina (in direzione Rovereto o più semplicemente McDonald’s) e così ho deciso di cominciare l’esplorazione dalla chiesa del quartiere, il punto più a nord, e farmi un giretto a piedi prima nella zona risalente agli anni Cinquanta fino a raggiungere, sempre a piedi, lo studentato.

San Bartolameo_4
Un quadro della zona: gli originari palazzi di edilizia popolare erano disposti su Via dei tigli e Via delle robinie (ombreggiate dalle chiome dei rispettivi alberi con buona pace degli allergici) secondo una griglia geometrica, lasciando tra ognuno ampi spazi per la manovra delle auto, l’accesso ai garages e anche il gioco dei bimbi e, per ovvi motivi si trattava di palazzi uguali tra loro a gruppi, i quali sono disegnati seguendo linee simili.

San Bartolameo_2
Procedendo verso sud si scopre che parallela a Viale Verona corre una pista ciclo-pedonale di poco sopraelevata che conduce verso la nuova questura, lo studentato e un’altra area residenziale di recente costruzione. La passeggiata fino allo studentato non è breve, ma fortunatamente il muro che costeggia il percorso è stato variamente illustrato e decorato da graffiti delle qualità più varie.

?? / San Bartol[a]meo_5
Anche i vari edifici che compongono lo studentato sono disposti secondo una griglia, anche loro disegnati seguendo linee simili. Eppure l’utilizzo di colori giustapposti, linee nette e pulite che spesso si allontanano dalla semplice rette e angoli raramente retti fanno in modo che tutto sembri più vivibile, meno opprimente.

San Bartol[a]meo_6
Sullo sfondo altra edilizia popolare considerata problematica (e pure un po’ bruttina…). Tra poco passa David a prendermi per andare al Destortom, vorrà dire che mi dedicherò alle “torri” un’altra volta….

San Bartol[a]meo_3


San Bartolomeo – quartiere di trento, gruppo su Flickr
Sanbaradio, l’informazione digitale della community di San Batolameo

Jurka!

•12 maggio 2009 • Lascia un commento

19 aprile 2009, Giardini di Castel Trauttmansdorff, Merano

•5 maggio 2009 • Lascia un commento

Quella dei one-day trip è un’idea maturata verso la fine di quest’inverno, cui uno dei miei professori ha dato il la. In sostanza si tratta di viaggi di una giornata, verso luoghi raggiungibili con un viaggio in treno di massimo 3 ore, così da poter essere di ritorno in giornata e contenere in questo modo le spese.

Le destinazioni le sto scegliendo in base ai miei due interessi: la fotografia e la storia dell’arte. Per fortuna non è un’impresa soddisfare queste due esigenze, specie in Italia.

Uno dei viaggi che avevo programmato da tempo era una visita al giardino botanico di Castel Trauttmansdorff, a Merano: l’avevo già visitato l’estate scorsa, ad agosto, ed ero curiosa di vedere le fioriture primaverili.

Non si può dire che la fortuna sia stata dalla mia parte: arrivata a Bolzano mi sono resa conto di avere la batteria della Canon quasi a terra e, una volta arrivata a Merano, il sole si è barricato dietro una spessa coltre di nuvole. A dire il vero questi due fattori si sono rivelati quasi provvidenziali: purtroppo, quando mi ritrovo con la macchina fotografica in mano tendo a scattare senza pensare molto, se poi i soggetti sono fiori le cose peggiorano. Ai miei occhi sono tutti meravigliosi e quindi mi soffermo anche meno del solito a curare la fotografia in sé.

Quella domenica invece mi sono trovata costretta a fare economia di batteria e quindi anche di scatti. L’assenza di sole invece, rendendo tutto meno splendido e scintillante, mi ha costretta a riflettere su come comporre ogni scatto per renderlo attraente. Qui di seguito alcuni dei risultati ottenuti.

Mi piace l’idea che in un giardino, in cui non cresce fiore che giardiniere non voglia, ogni tanto degli intrusi facciano capolino.

 

Più guardo questa fotografia e più mi piace. La soddisfazione più grande è aver trovato già in fase di scatto l’inquadratura perfetta, senza la necessità di ritagliare qua e là in fase di post-produzione.

 


Il bello di certi giardini botanici è che non ci sono solo fiori da guardare…

 
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